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docenti, personale ata, genitori, uomini liberi in difesa della scuola italiana coordinamentoscuolamadonita@gmail.com
- articolo di Don Enzo Mazzi da “Il Manifesto” del 5 novembre 2009
- articolo da “Il Mattino di Padova” del 5 novembre 2009
Con un decreto del 10 settembre scorso (D.L. 135/09, Art. 15) il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge.
Protesta contro questa decisione del Governo tramite interlocuzioni con i parlamentari ed invio di e-mail al Ministro dell’Ambiente, ai vari Ministri e parlamentari.
Chiedi al tuo Consiglio Comunale di prendere posizione contro questo decreto che dichiara l’acqua potabile una merce ed avvia una campagna - anche attraverso una raccolta di firme - per impegnare il consiglio comunale ad inserire nello Statuto Comunale il riconoscimento che l’acqua è “un bene comune e un diritto umano universale” e che il servizio idrico è “un servizio privo di rilevanza economica” da gestire in forma pubblica e con la partecipazione delle comunità locali. ---> Scarica la petizione popolare contro l’Artt. 15 e 23 bis e organizza banchetti di raccolta firme
Sostieni le azioni proposte dal Forum italiano dei Movimenti per l’acqua per chiedere al Parlamento ed al Governo il ritiro delle nuove norme.
Diversi osservatori, fino a qualche giorno fa, erano scettici sulla possibilità che la Conferenza unificata, già nella prima seduta utile dopo mesi di inattività, potesse licenziare i pareri sugli schemi di regolamento per la riforma delle superiori. Scetticismo motivato da due buone ragioni.
Innanzitutto c’era una ragione tecnica, derivante dal fatto che l’eccessiva quantità di argomenti all’ordine del giorno (ben 62 di cui 9 tutti relativi all’istruzione) avrebbe probabilmente impedito la trattazione degli argomenti previsti, considerate anche le poche ore a disposizione.
C’era un’altra ragione, più politica, che riguardava un possibile atteggiamento ostruzionistico delle regioni, in maggioranza di centro-sinistra, che avrebbero potuto avere buon gioco nel richiedere tempi congrui per l’approfondimento della materia proposta, pretendendo un rinvio per l’esame dei testi degli schemi di regolamento predisposti dall’Amministrazione.
Tutto questo non è avvenuto. Sui tre schemi di regolamento sulle superiori c’è stata discussione e confronto, e le Regioni non hanno fatto alcun ostruzionismo, assumendo con chiarezza posizioni contrarie o favorevoli e deliberando i pareri (non vincolanti) richiesti.
Entro una settimana, anche le commissioni parlamentari dovranno esprimere il proprio parere (i 30 giorni di tempo previsti dalla legge per pronunciarsi scadono tra pochi giorni). A quel punto mancherà soltanto, prima dell’adozione finale dei regolamenti da parte del Consiglio dei Ministri, il parere del Consiglio di Stato. Parere per il quale non dovrebbero esserci problemi.
Ai primi di dicembre le scuole, a poco meno di tre mesi dal termine delle iscrizioni del prossimo 27 febbraio, fissato in settimana dal Miur, potrebbero disporre dei nuovi regolamenti per la riforma da avviare dal 2010. [da Tuttoscuola N. 414, 2 novembre 2009]
Una cosa è certa: sarà una scuola del taglio selvaggio!!! Ecco i dati tratti dalle Relazioni tecniche dei Regolamenti sul riordino degli istituti di scuola secondaria superiore.
| SCUOLE/ | LICEI | ISTITUTI | ISTITUTI PROFESSIONALI | |||
| Tagli | N°. | SPESE | N°. POSTI | SPESE | N°. POSTI | SPESE |
| Anno f. 2010 |
| 24.859.054 |
| 46.719.901 |
| 28.464.894 |
| Anno f. 2011 |
| 78.463.037 |
| 142.619.763 |
| 71.219.927 |
| Anno f. 2012 |
| 92.124.751 |
| 122.748.430 |
| 28.580.275 |
| Totali | 2.568 | 195.446.842 | 10.359 | 312.088.094 | 4.373 | 128.265.096 |
Ai lavoratori della scuola, agli studenti ed ai cittadini che hanno a cuore le sorti della scuola spetta il compito di mobilitarsi urgentemente per bloccare il ciclone che sta per abbattersi sull’istruzione superiore.
Il 4 novembre tutti in piazza per il ritiro delle truppe dall'Afghanistan e il taglio delle spese militari
A te che hai partecipato alle marce per la Pace ,che avevi appeso la bandiera arcobaleno al tuo balcone,
che hai firmato petizioni contro la guerra e per il ritiro delle truppe,
che sei scesa/o in piazza per chiedere la fine della guerra permanente, travestita da missioni di pace,
che hai chiesto di tagliare le spese militari per riconvertirle in spese sociali,
che vorresti chiudere le fabbriche di armi per produrre beni per la vita, e non più strumenti di morte,
che vorresti chiudere le basi militari perché minacciano la vita di altri popoli e la salute del tuo paese,
che hai protestato contro le bombe atomiche ed hai chiesto il disarmo come unica sicurezza,
che hai contestato la retorica patriottica che giustifica la morte e la distruzione,
che vuoi un’Italia di pace, solidale con gli altri popoli e non più complice della guerra globale,
che ripudi la guerra “ come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” ,
che guardi alla Palestina, al Kurdistan, all’Africa, all’Iraq, all’Afghanistan, all’Iran, a tutto il Medio oriente e lotti per una politica di pace, perché l’Italia esca dalle alleanze di guerra
RIVOLGIAMO QUEST’APPELLO PER TORNARE A PARTECIPARE ALLE INIZIATIVE CONTRO LA GUERRA. IL 4 NOVEMBRE GIORNATA DELLE FORZE ARMATE SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO IL MILITARISMO, CONTRO LE MISSIONI DI GUERRA, PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN !!LANCIAMO IN TUTTE LE CITTA’ INIZIATIVE DI PROTESTA, CONTROINFORMAZIONE, PRESIDI, AZIONI DIMOSTRATIVE.
LA GUERRA E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’, E’ ANCHE UN MISFATTO ECONOMICO PERCHE’ STORNA RISORSE DAI BISOGNI SOCIALI AGLI STRUMENTI DI MORTE:
ALCUNI ESEMPI: La Guerra in Afghanistan costa in euro 3 milioni al giorno per mantenere in stato di occupazione militare circa 3000 uomini con gli strumenti di morte e distruzione tecnologicamente avanzati. In moneta afghana ciò che l’Italia ha speso dal 2001 per la guerra avrebbe potuto produrre 600 ospedali e 10.000 scuole - secondo i dati forniti da Gino Strada.
In Italia con 3 milioni di euro al giorno si potevano risolvere in tutte le regioni i problemi dei rischi idrogeologici e del riassetto territoriale. Il piano di acquisto e assemblaggio - a Novara - dei cacciabombardieri atomici F35 prevede la spesa di 13 miliardi di euro a rate fino al 2026 per la coproduzione e l’acquisto di 131 aerei da guerra ribattezzati “dalle ali d’oro”. Un delirio di potenza militare che serve a devastare altri popoli ed a togliere risorse alla cura della vita e della terra nei nostri territori.Lo specchietto qui sotto riportato ci mostra la gigantesca distruzione di risorse operata dalle spese militari (fonte Manlio Dinucci):
---spesa militare mondiale nel 2007 = 1.340 miliardi $ = + 45% rispetto al 1998 = 2.5 milioni di dollari al
minuto. Nel 2009 prevista a 1.500 miliardi di dollari. (SIPRI)
---spesa militare NATO= 3/4 della mondiale = 985 mld di $ (febbraio 2009 - SIPRI)
---spesa militare USA = 666 mld di $ (2008)
---spesa militare ITALIA = 30 mld di $ (2008)
---spesa militare mondiale di 7 giorni = 30 mld $ = soluzione crisi alimentare mondiale per 1 anno (FAO)
NO ALLE SPESE MILITARI
NO ALLE MISSIONI MILITARI – RITIRIAMO LE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN
Manifestazioni si svolgeranno a Vicenza, Novara, Bologna, Genova, Firenze, Pisa, Livorno, Colleferro, Catania, Napoli.

Di seguito ed in allegato il programma del convegno nazionale CESP LA LAICITA' NELLA SCUOLA PUBBLICA:LA CROCE DELLA RELIGIONE CATTOLICA.
Inoltre, in allegato trovate il facsimile della richiesta con cui docenti ed ATA possono chiedere di partecipare in orario di servizio.
Il convegno si terrà venerdì 6 novembre dalle ore 9 alle 18,30 a Roma presso il centro congressi Cavour, via cavour 50 - Roma.
Chi fosse interessato o volesse ulteriori informazioni può chiamare Franco al 328 6536553.
Cortesemente diffondete nelle scuole, su siti e facebook.
CESP – CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA - CONVEGNO NAZIONALE
ROMA - venerdì 6 novembre 2009 ore 9.00 -18.30
c/o Centro Congressi Cavour VIA Cavour n 50- Roma
LA LAICITA’ NELLA SCUOLA PUBBLICA:
LA CROCE DELLA RELIGIONE CATTOLICA
Relatori:
Piero Bernocchi, portavoce Confederazione Cobas
Elena Biagini NO VAT/FACCIAMO BRECCIA
Valerio Bruschini, insegnante Gualdo Cattaneo (PG), Cobas
Franco Coppoli, docente di Terni, Cobas
Nicola Giua, maestro, esecutivo nazionale Cobas
Alberto Marani, docente di Cesena, Cobas
Ennio Montesi, Axteismo
Luigi Nicolai, Civiltà Laica
Adele Orioli, responsabile delle iniziative giuridiche dell’UAAR
Antonia Sani, Comitato Nazionale Scuola e Costituzione
Anna Grazia Stammati, presidente del CESP
Luigi Tosti, magistrato
mattina
ore 9,00 Anna Grazia Stammati, Relazione introduttiva
ore 9,20 Piero Bernocchi, Chiesa: potere e politica
ore 9,40 Alberto Marani, l'ora alternativa all'IRC
ore 10,00 Franco Coppoli, crocefissi e discriminazione nelle aule
ore 10.20 Luigi Tosti, Laicità dei tribunali e dello stato
ore 10.40 Valerio Bruschini, La messa è finita?
ore 11.00 Luigi Nicolai, Uso dell’immagine religiosa nel cristianesimo
ore 11.20 Nicola Giua, Vertenze per la laicità della scuola pubblica
ore 11.40 Pausa caffé
ore 12.00 Ennio Montesi, Riflessioni sull’ateismo
ore 12.20 Elena Biagini Il pensiero divergente
ore 12.40 Adele Orioli, Uscire dal gregge
ore 13.00 Antonia Sani, Laicità nella scuola pubblica
ore 13.20 Pausa Pranzo
pomeriggio
Ore 15.00 – 17.00 Divisione in gruppi di lavoro
1.L’ora alternativa:libere scelte, programmi, P.O.F. e collegi docenti
2.Simboli, cerimonie e discriminazione nella scuola pubblica
3.I privilegi degli IRC insegnanti di religione cattolica
Ore 17.00 -18.00 Relazioni gruppi di lavoro
Ore 18.00 conclusioni

Il devastante decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009 n.15 (decreto Brunetta).
Il decreto legislativo, approvato dal Consiglio dei Ministri venerdì 9 ottobre e presentato pomposamente in conferenza stampa da Brunetta con la compagnia di Berlusconi è un attacco senza precedenti, ai lavoratori, ai loro salari, ai servizi pubblici. E’ il secondo durissimo colpo, dopo la pessima riforma del modello contrattuale, che ha triennalizzato i contratti di lavoro e ha determinato un nuovo sistema di recupero salariale dell’inflazione peggiore di quello della cosiddetta inflazione programmata, aumentando l’emergenza salariale tra i lavoratori.
L’attacco al lavoro pubblico è uno dei pilastri su cui si sorregge questo governo ed ecco così spiegata la grande veemenza con la quale il Ministro Brunetta in 15 mesi ha concluso l’iter di approvazione di questo decreto legge che tra gli obiettivi si prefigge anche la normalizzazione sindacale nel Pubblico impiego, distruggendo ogni forma di rappresentatività del sindacalismo di base e alternativo.
Questo decreto di fatto sancisce il furto del salario accessorio, l’azzeramento della contrattazione collettiva, la modifica/accorpamento dei comparti pubblici, l’inasprimento delle sanzioni disciplinari.
Le disposizioni del decreto “…assicurano…l’incentivazione della qualità della prestazione lavorativa, la selettività e la concorsualità nelle progressioni di carriera, il riconoscimento di meriti e demeriti, la selettività e la valorizzazione delle capacità e dei risultati…l’incremento dell’efficienza del lavoro pubblico ed il contrasto alla scarsa produttività e all’assenteismo…” insomma sono un inno alla meritocrazia, l’atto finale della campagna che da anni viene svolta contro il lavoro pubblico e i “fannulloni”.
| V |
ediamone gli aspetti salienti:
· Scende trionfalmente in campo la MISURAZIONE, VALUTAZIONE E TRASPARENZA DELLA PERFORMANCE con obiettivi programmati su base triennale, con gli indicatori per la misurazione e la valutazione della performance dell’amministrazione nonché gli obiettivi assegnati al personale dirigenziale e non. Viene istituita la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Funzione pubblica e con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere alle funzioni di valutazione, alla misurazione della performance, nonché di gestione e valutazione del personale. Ogni amministrazione, singolarmente o in forma associata, si dota di un Organismo indipendente di valutazione della performance.
· In ogni amministrazione, l’Organismo indipendente, sulla base dei livelli di performance attribuiti ai valutati compila una graduatoria delle valutazioni individuali del personale dirigenziale e di quello non dirigenziale.
Con questa graduatoria:
a) il venticinque per cento del personale è collocato nella fascia di merito alta, alla quale corrisponde l’attribuzione del cinquanta per cento delle risorse destinate al salario accessorio collegato alla performance individuale;
b) il cinquanta per cento è collocato nella fascia di merito intermedia, alla quale corrisponde l’attribuzione del cinquanta per cento delle risorse destinate al trattamento accessorio collegato alla performance individuale;
c) il restante venticinque per cento è collocato nella fascia di merito bassa, alla quale non corrisponde l’attribuzione di alcun trattamento accessorio collegato alla performance individuale.
d) Sono previste deroghe alla percentuale del venticinque per cento in misura non superiore a cinque punti percentuali in aumento o in diminuzione, con corrispondente variazione compensativa delle percentuali.
In soldoni questa cosiddetta Autorità Indipendente per la Valutazione avrà il compito di distribuire il salario accessorio che non sarà più oggetto di contrattazione, ma sarà disciplinato per legge attraverso un meccanismo per cui solo il 25% dei lavoratori potrà prendere il massimo della produttività (oggi sono il 90%), metà del personale avrà solo il 50%, il 25% nulla.
Di fatto il fantomatico Organismo indipendente di valutazione della performance darà gli indicatori ai Dirigenti per effettuare le singole valutazioni, i quali avranno, quindi, piena autonomia nella gestione delle risorse umane, nel rispetto dei profili professionali e nella distribuzione del salario accessorio conseguente. Niente di oggettivo per la valutazione della produttività, si spenderanno soldi e risorse umane per la valutazione (poco oggettiva) del personale, senza far funzionare e rilanciare i servizi pubblici!
· Vengono istituiti nuovi strumenti per premiare
il merito ?!? e le professionalità ?!?:
a) il bonus annuale delle eccellenze assegnato al personale collocato nella fascia di merito alta per non più del 5%;
b) il premio annuale per l’innovazione pari al bonus annuale di eccellenza per ciascun dipendente premiato;
c) le progressioni economiche attribuite in modo selettivo, ad una quota limitata di dipendenti, in relazione ed ai risultati individuali e collettivi rilevati dal sistema di valutazione;
d) le progressioni di carriera dal 1° gennaio 2010, coprono i posti disponibili nella dotazione organica e, quindi, le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l’amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso. Sia per le progressioni economiche che di carriera la collocazione nella fascia di merito alta per tre anni consecutivi, ovvero per cinque annualità anche non consecutive, costituisce titolo prioritario ai fini dell’attribuzione delle progressioni.
e) l’attribuzione di incarichi e responsabilità, sempre tenendo conto dei sistemi di valutazione e misurazione;
f) l’accesso a percorsi di alta formazione e di crescita professionale, in ambito nazionale e internazionale;
g) premio di efficienza destinato, in misura fino a due terzi, a premiare, secondo criteri generali definiti dalla contrattazione collettiva integrativa, il personale proficuamente coinvolto e per la parte residua ad incrementare le somme disponibili per la contrattazione stessa;
h) Comitato dei garanti che darà il parere su tutti i provvedimenti adottati.
· MOBILITA’. Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante cessione del contratto di lavoro di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento o agevolando processi di mobilità, anche volontaria, da parte delle amministrazioni che presentano carenze di organico.
· Dalle materie relative alle relazioni sindacali vengono escluse dalla contrattazione collettiva quelle attinenti all’organizzazione degli uffici e del lavoro ovvero viene scippata una parte rilevantissima ed importante di contrattazione delle RSU sul posto di lavoro e delle amministrazioni in generale.
· Gli “incrementi” economici possono essere erogati in via provvisoria, salvo conguaglio all'atto della stipulazione dei contratti nazionali di lavoro. In ogni caso a decorrere dal mese di aprile dell’anno successivo alla scadenza del contratto nazionale di lavoro, qualora lo stesso non sia ancora stato rinnovato, è riconosciuta ai dipendenti, nella misura e con le modalità stabilite dai contratti nazionali, e comunque entro i limiti previsti dalla legge finanziaria, una copertura economica che costituisce un’anticipazione dei benefici complessivi che saranno attribuiti all’atto del rinnovo contrattuale.
· Nascono 4 nuovi comparti nella Pubblica Amministrazione, facendo un gran calderone tra settori e competenze estremamente diverse, per impedire tra l’altro la presenza e la rappresentanza delle organizzazioni sindacali di base ai tavoli di trattativa nazionale.
· Sono prorogati gli organismi di rappresentanza del personale (RSU) anche se le relative elezioni siano state già indette. Le elezioni relative al rinnovo dei predetti organismi di rappresentanza si svolgeranno, con riferimento ai nuovi comparti di contrattazione, entro il 30 novembre 2010.
· Codice disciplinare più severo. Le norme già inserite negli ultimi contratti nazionali in tema di licenziamento per “giusta causa o per giustificato motivo” sono travalicate dal decreto Brunetta in quanto, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi:
a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa;
b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni o mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione;
c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio;
d) falsità documentali o dichiarative in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
e) reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o ingiuriose o comunque lesive della dignità personale altrui;
f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, del rapporto di lavoro.
Il licenziamento in sede disciplinare è disposto, altresì, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l’amministrazione formula una valutazione del personale di insufficiente rendimento. Si affaccia il rischio che chi non percepirà la produttività per più anni potrà essere licenziato per “prolungato insufficiente rendimento”.
Siamo di fronte al peggior tsunami legislativo che i lavoratori pubblici abbiano mai sopportato, un progetto di pratica cancellazione della contrattazione sindacale e di sua sostituzione con provvedimenti legislativi, in un quadro in cui le risorse finanziarie da destinare al personale sono schiacciate tra vincoli sempre più asfissianti di bilancio e leggi finanziarie, finalizzate a ridurre drasticamente la spesa pubblica. Ma non solo il salario accessorio esce dalla contrattazione collettiva, anche l’organizzazione del lavoro e degli uffici sarà disciplinata direttamente per legge, quindi fine del potere di contrattazione, e perfino di concertazione.
Il cerchio, insomma, sta per chiudersi, con la conseguenza che a rimetterci saranno i servizi pubblici (privatizzati e con costi sempre in aumento a carico dei cittadini) e saranno i lavoratori, che si vedranno tagliare i loro salari già bassi e saranno istigati a mettersi gli uni contro gli altri per i pochi aumenti previsti a favore di una piccola minoranza del personale. Così i "fannulloni" sono serviti!
Nessun lavoratore della PA potrà evitare i negativi contraccolpi di questa legge fortemente voluta non solo dal Governo e dal suo Ministro Brunetta ma anche da sindacati servili come Cisl, Uil e Ugl, sindacati che in questo ultimo anno e mezzo hanno permesso al Governo di: triennalizzare i contratti (così, perdiamo ancora più salario); umiliarci con 40 euro lordi di aumenti contrattuali mensili; ri-umiliarci con l'indennità di vacanza contrattuale (8 euro al mese) al posto degli arretrati.
Il Governo, con la scusa dell'efficienza e della meritocrazia, effettua a man bassa tagli al salario (non solo riferito alla produttività, ma anche alle progressioni economiche dosate col contagocce) e tagli di personale (tra pensionamenti senza turnover e mancate stabilizzazioni dei precari, sono ormai decine di migliaia i posti di lavoro persi recentemente).23 OTTOBRE: SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA
Il prossimo 23 ottobre i Cobas Scuola hanno convocato, nel quadro dello sciopero generale di tutte le categorie indetto dal sindacalismo di base, lo sciopero generale della scuola per l'intera giornata. Il popolo della scuola pubblica, insieme agli altri lavoratori/trici, riempirà le strade di Roma con un grande corteo che partirà alle 10 da P.della Repubblica, terminerà con un Sit in – Assemblea davanti al Ministero della Pubblica Istruzione e avrà obiettivi netti e chiari:
· NO ai tagli, alle controriforme Tremonti-Gelmini;
· NO all’espulsione dei precari, ai “contratti di disponibilità” e alla “guerra tra poveri”;
· NO alla legge Aprea, alla gerarchizzazione dei docenti, alla scomparsa del Collegio docenti; al potere assoluto del DS e del Consiglio di indirizzo, con la presenza di rappresentanti della Confindustria;
· NO alla dequalificazione della scuola materna ed elementare;
· NO ai regolamenti per le scuole superiori, che subordinano la scuola pubblica agli interessi imprenditoriali e che prevedono ulteriori tagli per il prossimo anno scolastico, con l’applicazione dei nuovi indirizzi alle classi prime e seconde e con la riduzione a 32 ore anche per 3° e 4°, che restano con i vecchi indirizzi;
· NO alle cattedre oltre le 18 ore;
· NO allo smantellamento della scuola pubblica e al potenziamento della scuola privata;
· SI a massicci investimenti nella scuola pubblica;
· SI all’assunzione dei precari/e su tutti i posti vacanti;
· SI a significativi aumenti salariali per docenti ed Ata;
· SI al rispetto della normativa sulla sicurezza nella scuola, che prevede massimo 25 alunni per classe, limite sistematicamente violato già quest’anno dai criteri di formazione delle classi imposti dalla Gelmini;
· SI alla democrazia sindacale e al diritto di assemblea per tutti;
· SI alla scuola pubblica, democratica e laica prevista dalla Costituzione per ridurre la disuguaglianza sostanziale.
23 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA Manifestazione nazionale a Roma
da P.za della Repubblica (h 10) a P.zza S.Giovanni.

- Lunedì 19 ottobre 2009, ore 16:00 siti-in di protesta davanti la sede del Giornale di Sicilia, sito in Via Lincoln. Il giornale che tutto fa tranne che informare.
- Mercoledì 21 ottobre 2009, ore 21 al Laboratorio Zeta sito in Via Boito 7 (vicino stazione Notarbatolo), incontro con lavoratori precari e non della scuola, il comitato di lotta per la casa, i lavoratori della Gesip, dell’Amia, i precari della P.A. ecc. al fine di trovare strategie e obiettivi comuni per contrastare la grave crisi economica e sociale di Palermo (e provincia) e di costituire una rete delle istanze in lotta della città.
- Venerdì 23 ottobre 2009 sciopero generale del sindacalismo di base. Per chi non va a manifestare a Roma: manifestazione regionale a Palermo con concentramento ore 9:30 a Piazza Verdi (vicino Teatro Massimo). Partecipano tutte le categorie dei lavoratori comprese quelle della scuola. Il corteo arriverà fino alla Presidenza della Regione Sicilia (Piazza Indipendenza)
