
Fermiamo i Dirigenti Frettolosi!!
docenti, personale ata, genitori, uomini liberi in difesa della scuola italiana coordinamentoscuolamadonita@gmail.com


TUTTI I MERCOLEDI' ALLE ORE 21
verrà trasmesso via internet il programma
UN MERCOLEDI' DA PRECARIO
si collegheranno da tutta Italia i precari della scuola
che esporranno la propria storia,
i dubbi, le speranze e le proposte di lotta contro i provvedimenti
decisi dal governo Berlusconi che segneranno la completa
distruzione della scuola
pubblica e la definitiva condanna
di molti precari alla disoccupazione ed alla povertà.
Per seguire il programma basterà cliccare su

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto, dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura.
T’ho visto: eri tu,
con la scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
Le loro tombe affondano nella cenere,
e gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.


Care/i colleghe/i precari del Veneto,
Il 2009 si presenta come assolutamente cruciale per i destini della scuola e, dal punto di vista occupazionale, per i lavoratori docenti e ata a tempo determinato.
Sono state spostate di un mese le pre-iscrizioni alle prime classi, di conseguenze sono state spostate di un mese pure le scadenze per le domande di pensionamento.
Si tratta di due cose fondamentali per stabilire gli organici di diritto e per capire gli spazi che ci saranno per le nomine dei precari.
Spostando di un mese le pre-iscrizioni molto probabilmente slitteranno pure i termini per le domande di trasferimento (di solito i primi di febbraio) per il personale di ruolo e per la definizione degli organici di diritto (di solito il 31 marzo).
Molto probabilmente slitteranno anche i termini per l’aggiornamento delle Graduatorie ad Esaurimento. Di solito erano nel mese di maggio, ma c’erano notizie realistiche su un possibile anticipo nel mese di gennaio 2009. Ora, dopo lo slittamento delle altre due scadenze, molto probabilmente slitterà anche questa.
Sulle GaE rimane l’incertezza se l’Amministrazione estenderà erga omnes gli effetti della sentenza del TAR del Lazio che prevede la possibilità di spostare i 24 punti dell’abilitazione SSIS in altra classe di concorso e la possibilità di spostarsi di provincia senza penalizzazione di finire in coda.
Se sono furbi gli estendono, puntando a scatenare la guerra tra poveri tra i precari, in particolare tra quelli del Nord contro quelli del Sud.
Ci sono voci di domande di pensionamento record (50.000, quasi come i 55.000 del 2007, ma alcuni parlano addirittura di 80.000).
Del resto la manovra Tremonti-Gelmini con i cambiamenti su ordinamenti scuola primaria, formazione classi e cattedre, le urla di Brunetta sulle donne in pensione a 65 anni, possono effettivamente convincere il personale con i requisiti per la pensione di anzianità ad andarsene di corsa.
Un numero consistente di pensionamenti ovviamente può dare speranza ai precari, non nel senso di una immissione in ruolo, ma della possibilità di continuare a fare i precari della scuola.
Molto probabilmente le assunzioni saranno bloccate, perlomeno per un triennio, lo stesso del piano Tremonti – Gelmini, quindi fino al 1 settembre 2012. Del resto le riduzioni di organico previste sono consistenti per tutte le classi di concorso, e se ci saranno posti di organico di diritto vacanti per qualche classe di concorso particolare, naturalmente assumere un precario costa meno.
Molto probabilmente quindi dal 1 settembre 2012 potrebbe già essere in vigore la Legge Aprea con l’assunzione diretta da parte dei presidi, che però dovrebbe valere per la metà dei posti disponibili, mentre per l’altra metà dovrebbero attingere dalle Graduatorie ad Esaurimento.
Da segnalare che se i pensionamenti saranno numerosi, forse il risparmio supererà quello contabilizzato nella legge 133/’08. Infatti un lavoratore va in pensione con il massimo tabellare di fine carriera, mentre un lavoratore a tempo determinato ha sempre lo stipendio a livello zero e, nel computo di Tremonti, lo stipendio considerato è sempre quello medio.
I tagli maggiori riguarderanno naturalmente le maestre e i maestri della scuola primaria, in quanto scompaiono, secondo il Regolamento del 18 dicembre, le compresenze e i moduli in tutte le cinque classi e non solo per le prime.
Ulteriormente penalizzati saranno i docenti delle medie inferiori di Tecnologia (un’ora in meno settimanale di lezione con un taglio di un terzo dell’organico) , di Lettere (un’ora in meno), di seconda lingua straniera (solo due ore di lezione settimanali, con la possibilità per i genitori di scegliere 5 ore di inglese a scapito della seconda lingua).
Lo spostamento di un anno per la definizione dei Regolamenti sui nuovi ordinamenti delle superiori, se da una parte fa tirare un sospiro di sollievo, dall’altra si rivela effimero: il taglio previsto infatti per il 2009-10 per la revisione dei curricoli istitutivi di secondo grado era di “solo” 3.300 unità di docenti; nulla rispetto - ad esempio - le 7.000 riduzioni previste per la sola saturazione delle cattedre a 18 ore per tutto il personale, o le 6.000 per l’innalzamento del rapporto alunni classi.
3.300 tagli alle superiori rinviati, ma che con la clausola di salvaguardia Tremonti vorrà tagliare da un’altra parte.
Cosa fare dopo una fine estate ed un autunno di iniziative e di lotta che per la prima volta ha coinvolto tutto il mondo dell’istruzione e della formazione, dalla scuola dell’infanzia all’università , coinvolgendo operatori, docenti, non docenti, genitori, studenti, bambini, ragazzi, giovani ed adulti?
Un poderoso movimento di lotta, che finora però non ha fatto recedere sostanzialmente il governo, è in stand-by in attesa della ripresa a gennaio.
Cosa devono fare i precari, il settore più debole e diviso dell’intero corpo sociale che ha risposto alla Gelmini, che hanno stentato a trovare visibilità e forme di lotta efficaci.
Innanzitutto è da dire che i due Regolamenti approvati dal Consiglio dei Ministri del 18 dicembre, quello sulla scuola dell’infanzia e sul primo ciclo di istruzione e quello sulla rete scolastica e sull’utilizzo delle risorse umane, non sono ancora norma di legge, devono passare alla Conferenza Unificata Stato-Regioni e al Consiglio di Stato per il parere ed essere pubblicati sulla G.U..
Quindi ci vorranno alcune settimane per essere in vigore.
Poi comunque lasciano spazi per contrapporsi scuola per scuola alla loro attuazione.
Certo che, a monte di tutto, c’è l’art. 64 della legge 133 con i tagli previsti e contabilizzati, con tanto di clausola di salvaguardia, quindi lo scontro non può dirsi concluso fintantoché tale articolo non sarà abrogato.
E non è detto che il movimento non riprenda con vigore la protesta costringendo il governo a recedere. I segnali della mezza marcia indietro con la possibilità di scelta alla primaria di altri moduli orari, oltre al maestro unico sulle 24 ore, il rinvio all’anno prossimo per le superiori, ci indicano che ci sono ancora dei margini.
Lo scontro sarà lungo e difficile e dovrà durare tutto l’anno scolastico.
Intanto a gennaio/febbraio lo scontro dovrà articolarsi scuola, per attendere altre settimane di mobilitazioni massificate più in avanti.
I precari dovranno partecipare con gli altri colleghi alle iniziative scuola per scuola.
Già in molte situazioni si sono creati gruppi di lavoro, anche assieme con i genitori per gestire la campagna sulle pre-iscrizioni.
Alle primarie l’indicazione è di proporre ai genitori l’iscrizione con la scelta del tempo pieno, con il massimo di tempo scuola: una sorta di referendum sul modello scolastico. Certo che nel Regolamento è scritto a chiare lettere che il tempo scuola sarà concesso nei limiti dell’organico assegnato, ma è ancora una battaglia tutta aperta. E i precari vi devono partecipare scuola per scuola, palesando anche – magari con la coccarda “precario sfruttato” – la propria condizione di futuro disoccupato in tutti gli incontri con i genitori.
Poi c’è tutta la questione della formazione delle classi.
Dopo le pre-iscrizioni i Dirigenti Scolastici mandano i dati agli USP per la proposta di formazione delle classi. Il Regolamento prevede aumenti generalizzati del numero di alunni per classe. Non ci sono margini di trattativa naturalmente tra RSU e DS, comunque la RSU ha diritto ad essere informata dal Dirigente, quindi la parola d’ordine è vigilare sui dati che il dirigente trasmetterà, anche per evitare DS più realisti del Re che si auto-aumentano gli alunni per classe per fare bella figura con l’USR.
In presenza di alunni diversamente abili, di norma, le classi iniziali delle scuole di ogni ordine grado dovranno essere costituite da non più di 20 alunni: bisogna vigilare che questo di “norma” sia effettivo.
I parametri per la formazione delle classi previsti nel Regolamento contrastano con le norme previste dal D.M. 18 dicembre 1975 (Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica) e dal D.M. 26 agosto 1992 (Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica). Comunque a breve trasmetterò un mini vademecum tecnico che i Cobas stanno preparando sulla questione.
Sinteticamente ogni alunno delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado dovrebbe avere 1,80 metriquadri netti di aula, mentre ogni allievo delle secondaria di secondo grado 1,96 metriquadri netti. Per la normativa antincendi poi ogni classe non dovrebbe avere più di 26 persone (compreso l’insegnante) per evitare i rischi da superaffollamento in caso di evacuazione.
Anche qui, scuola per scuola, si dovrebbe controllare, puntando sulla contraddizione che il D.S. è responsabile dei tagli (comma 5 dell’art. 64 della legge 133), ma è anche responsabile della sicurezza come datore di lavoro, ai sensi della 626 (ora D.legislativo 81 del 2008).
E’ evidente che se per la classi iniziali delle superiori (prime e terze) è previsto un numero minimo di 27 alunni, e se per quelle intermedie non si arriva al numero medio di 22 si passa alla scorporo e alla nuova formazione delle classi intermedie con un numero minimo di 27, si andrà di sicuro fuori norma rispetto alla sicurezza antincendio e agli spazi vitali per l’agibilità.
Su questo si tratterà di coinvolgere gli studenti, i genitori, gli enti locali sulla questione più generale del benessere a scuola.
Anche sulla questione della formazione delle cattedre bisognerà intervenire scuola per scuola.
Il Regolamento prevede la riconduzione alle 18 ore, senza più deroghe per tutte le cattedre.
Bisognerà intervenire almeno per la riduzione del danno. Almeno che le cattedre siano costituite da “solo” 18 ore, lanciando già da subito la campagna contro lo straordinario a 24 ore. Non solo in certe scuole è anche pratica costituire cattedre di 19, 20, 21 ore, in pratica approssimando per eccesso la riconduzione alle 18 ore. Si tratterà di vigilare anche qui: senza il consenso dell’interessato nessuno può fare più delle 18 ore.
Certo che i precari, oltre ad essere presenti e visibili in tutte le iniziative scuola per scuola, dovranno trovare momenti di mobilitazione e visibilità generale.
La Rete organizzata dei precari del Veneto è un momento importante di comunicazione ed informazione dei precari, al di là delle iscrizioni (o meno) sindacali; è nata sul principio dell’auto-organizzaz ione ed indipendenza, ma deve diventare un momento concreto fisicamente presente dappertutto; per molte province la rete è solo la presenza di alcuni nella mailing-list.
All’assemblea regionale di domenica 11 dicembre a Padova (a proposito i padovani hanno prenotato la sala?) si tratterà di programmare alcune iniziative importanti.
Innanzitutto di informazione ed aggregazione.
Penso allo spettacolo di Teatro dell’Oppresso che Maria Laura ha fatto con altri: dovremmo proporlo nelle città e nei paesi.
Poi dovremo gestire alla meglio il bellissimo video-documentario che ha fatto Manuel con la Multimedia Records (Cronache di Pubblica Distruzione) .
Dura 40 minuti, potremmo già programmarlo per iniziare l’assemblea del 11 gennaio (invitiamo pure i giornalisti) . Potremo già fare un calendario di proiezioni nelle città ed anche scuola per scuola, come pure provare a proporlo a qualche televisione locale.
Poi si sta discutendo, anche con qualche collega neo-assunto, di costituire un gruppo parallelo alla Rete precari per portare avanti il ricorso per il riconoscimento della parità di trattamento tra personale di ruolo e non in merito agli scatti di anzianità. La sentenza dell’anno scorso della Corte di Giustizia europea sul diritto agli scatti di anzianità anche per i precari, ci dà la possibilità di intraprendere anche questa via. Non si tratta di abbracciare solo la via giudiziaria al riconoscimento dei diritti, ma perseguire anche questa via per mettere in evidenza la vera causa della precarietà, cioè il fatto che conviene sfruttare un precario perché è pagato di meno.
Questa campagna di ricorsi ci darebbe visibilità e forza.
Anche di questo si potrebbe parlare all’assemblea del 11 gennaio.
Ciao e auguri a tutti
Stefano Micheletti

Articolo 4 – Scuola primaria S.O.S. CULTURA
Il Coordinamento dei Docenti delle Scuole di Palermo, insieme ai professori d’Orchestra e artisti del coro del Teatro Massimo e dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, organizza, per lunedì 15 dicembre alle ore 21.00, presso il teatro Golden di Palermo, una serata dedicata alla cultura, per manifestare il loro dissenso contro la politica del governo che, attraverso ingenti tagli alla scuola, all’università e alla ricerca ed agli operatori dello spettacolo, sta smantellando la cultura in Italia.
L’esecuzione di brani di Beethoven e Verdi si alterneranno a letture brevi e particolarmente significative per avviare una riflessione critica sul valore della cultura e della formazione.
Programma Musicale della serata
L. Beethoven Sinfonia n. 3 – Marcia funebre
G. Verdi Aida - Preludio
coro “Gloria all’Egitto”
Macbeth - coro “Patria oppressa”
Requiem - Dies irae
Nabucco – coro “Va pensiero”
Secondo la leggenda, fu il re Davide a cantare così, tremila anni fa. Secondo gli esegeti fu, assai più probabilmente, uno sconosciuto poeta di Gerusalemme nel sesto secolo avanti Cristo. Egli contemplò, un giorno, torme di pellegrini salire il Monte del Signore, colmare di grida festose le strade che portano alla Città Santa; e, udendo quelle voci che si levavano alte nonostante la fatica del cammino, immaginò, e poi vide, che si trattava di giovani, e pensò che essi sarebbero sfilati senza timore sotto le torri di guardia dei soldati romani, e, giunti al Tempio, invece di fissare con reverenza la faccia nobile e antica del Sommo Sacerdote, avrebbero cercato di guardare oltre: al di là dei consacrati intenti al pio macello degli olocausti, al di là dei portici in cui gli scribi interminabilmente elencavano leggi, precetti e condanne per inevitabili peccati, persino al di là del velario che celava la roccia su cui un tempo era stata deposta l’arca del Signore. Consapevole di rasentare una bestemmia e tuttavia con il cuore che gli cantava dentro, il poeta si disse che quei giovani, al di là delle vecchie parole e delle vecchie pietre, cercavano il futuro, il volto del Dio che viene per compiere la storia con la sua giustizia e il suo amore. Così nacque, mi piace pensare, il salmo 23 che la liturgia cattolica ci ha ricordato questo mese:
Chi salirà il monte del Signore? / Chi starà nel suo luogo santo? / Chi ha mani innocenti e cuore puro, / Chi non pronunzia menzogne (…). / Otterrà benedizione del Signore, / Giustizia da Dio, sua salvezza. / Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Dio…
Accetto volentieri, una volta tanto, l’accusa di retorica ammettendo che quel canto che ci giunge da remote lontananze mi fa pensare all’Onda studentesca che nelle scorse settimane ha invaso (e spero nelle prossime tornerà a invadere) le nostre strade prima di frangersi ai palazzi del Potere. Non mi illudo: so bene che gli studenti contestatori convinti e consapevoli delle ragioni della loro protesta non sono la maggioranza, essendo molti i ragazzi e le ragazze che accolgono volentieri ogni occasione di svago nata da un’interruzione della routine scolastica, molti e molte quelli e quelle che rimangono ai margini di ogni impegno, per pigrizia, immaturità, ignoranza o precocissimo cinismo; e non pochissimi quelli e quelle che, già vinti dalla angustia dell’attuale sistema sociale e politico, chiedono di continuare a studiare senza turbamenti perché l’aula scolastica gli pare l’unica anticamera di un posto di lavoro. So bene tutto questo ma continuo a pensare che l’Onda sia una straordinaria iniezione di giovinezza nel torpido corpo di un’Italia che pareva arresa alla volgarità culturale di un governo i cui ministri somigliano ogni giorno di più al Perego di Albanese in «Che tempo che fa» o alle caricature che ne disegnano Crozza e la Guzzanti.
Penso, anche, che molti e molte dell’Onda si meraviglierebbero (o addirittura si irriterebbero) nel sentirsi dire che stanno cercando il volto di Dio. Il fallimento della catechesi cattolica di Ruini e di Ratzinger (e certamente anche nostra: di noi genitori e nonni che osiamo, ma fiaccamente, dirci cristiani) ha diffuso, fra i giovani, un’insofferenza generalizzata per la religione: i papa-boys sono molto più un pubblico da eventi collettivi che testimoni di una fede caratterizzata da impegni di solidarietà e di giustizia e i giovani di CL, che lo vogliano o no, si ritrovano riuniti intorno ad Andreotti come simbolo di un’occupazione clericale del potere… Io credo sinceramente, invece, che i protagonisti dell’Onda siano caratterizzati proprio da una sensibilità "religiosa", nel senso che trascende le preoccupazioni individuali e le trasforma in progetti collettivi di una società migliore. E questo è un modo "laico" per definire quel cammino verso la pienezza delle libertà e l’esodo dagli egoismi e dalla paura che noi cristiani (o sedicenti tali) definiamo ricerca del volto di Dio.
Anche le parole «mani innocenti e cuore puro» sono, nel mio convincimento, adatte a definire i protagonisti dell’Onda. A differenza di altre "rivolte" giovanili, in questa vi sono caratteristiche che a me sembrano di toccante novità: l’assoluta nonviolenza, la ricerca di dialogo e di mutua solidarietà con i genitori e i docenti che mostrino interesse per i problemi della scuola, la propensione a collegarsi con i sindacati; la fermezza con la quale respingono i tentativi di strumentalizzazione dei partiti politici (peraltro, ormai, così indeboliti da anemie etiche e culturali da non poter apparire propositivi o comunque degni di attenzione e di stima).
È proprio quel candore (parola così terribile da essere considerata politicamente suicida) che contraddistingue i giovani dell’Onda a suscitare nella maggioranza governativa un’inedita strategia. Non parlo di quella propugnata da Cossiga, vecchio osceno maestro e arnese di una polizia infedele alla Costituzione: la sua occhiuta follìa di stampo gelliano appare ormai inconsulta persino ai suoi antichi compagni di merenda. Parlo, invece, di quella tentata da più astuti politici di destra, e questa strategia è quella di rimproverare ai giovani di non estendere la propria rivolta alle trame dei vecchi e nuovi baroni che tengono in ostaggio gli atenei, trasformandoli in feudi mafiosi, massonici o in potentati famigliari: questo, non quello dei tagli al bilancio, sarebbe il vero problema del sistema scolastico. In altri termini, ragazzi appena giunti all’università dovrebbero essere loro a indagare e scoprire e reprimere i guasti di un costume intollerabile che gli addetti agli organi di controllo e i mass-media governativi sembrano ignorare. Ho appena visto e ascoltato a «Domenica in» (oggi è il 30 novembre) un Personaggio (o dovrei scrivere un personaggio?) che burbanzosamente domandava a un gruppetto di giovanissimi universitari di Messina: «Ma voi dove siete stati finora, davanti agli scandali della vostra università?», e si guardava bene dal dire dove fosse stato lui, operatore, lautamente pagato, dei mass-media con pretese di tuttologia…
DOMANDA
«Nonna, chi era Calamandrei? E come faceva a prevedere nel 1952 che un giorno avrebbe potuto esserci un partito autoritario pronto ad assaltare la scuola pubblica e le pubbliche università?». Mi commuovo ascoltando mia nipote Marta, "primina" in un liceo, che interroga mia moglie a proposito di un documento passatole da un compagno. Ecco una ricerca di storia costituzionale che supplisce ai silenzi – pigri o ormai rassegnati, "dimissionari" – di tanti docenti. Entrano nelle scuole "auto-" o "co-gestite", vanno in segreteria a firmare il registro delle presenze, poi tornano a casa. Non capiscono quanto sarebbe importante per i ragazzi, ma anche per loro, vivere questi sforzi di apprendistato d’uomo. E lo stesso, naturalmente – e più – vale per i genitori. Ma qui il panorama è confortante, a giudicare dalla protesta di tanti adulti contro Gelmini & Co.